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Il nido d’amore di una coppia da favola e il rifugio preferito dal jet set internazionale: all’hotel Il Pellicano si respira un’atmosfera unica, intrisa del fascino del passato.

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Lasciate che la nostra storia vi faccia vivere un’esperienza unica. Scoprirete che negli anni, la piacevole sensazione di sentirsi a casa, l’atmosfera glamour e un po’ retrò e il lusso discreto amato dal jet set internazionale, sono rimasti immutati.

Una favola che prende vita

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  • A metà degli anni ’60, Michael e Patricia Graham costruirono la prima parte della casa, simbolo di una grande storia d’amore nata dopo il loro primo incontro al Pelican Point, in California. Michael Graham, un aviatore inglese, nella metà degli anni ‘50, era stato l’unico superstite di un disastro aereo in Africa. La notizia, riportata dai quotidiani europei ed americani, colpì molto Patsy Daszel, signora dell’alta società americana, che ritagliò l’articolo di giornale e lo incollò sul suo diario. Sperava di incontrare un giorno il coraggioso e fortunato soldato inglese. Come in una fiaba il sogno diventò realtà. E fu amore a prima vista. Dopo tanti viaggi in giro per il mondo, la coppia decise di fermarsi all’Argentario e di costruire Il Pellicano. Quando poi i Graham alla fine degli anni ‘70 tornarono in Inghilterra, la proprietà passò al loro amico Roberto Sciò, che mantenendo l’integrità del luogo, lo trasformò nell’hotel di punta dell’Argentario.

    Patrimonio ricco di fascino

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  • Tra gli anni Sessanta e Settanta l’hotel Il Pellicano è stato la destinazione favorita dal jet set internazionale. Politici, famiglie reali e stelle del cinema hanno tutti soggiornato presso l’Hotel Il Pellicano, il rifugio segreto nel cuore dell’Argentario dedicato agli amanti del “lusso a piedi scalzi”.

    La storia del Carnevale di Putignano

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  • Le origini

    È il 1394. La costa pugliese è preda delle scorrerie saracene, i tentativi di assalto si susseguono e la paura dei saccheggi inizia a popolare costantemente gli incubi di abitanti e governatori, al tempo, i Cavalieri di Malta.
    L’imperativo è uno: proteggere dalle razzie ciò che di più prezioso è custodito nel territorio, partendo dalle reliquie di Santo Stefano Protomartire, fino a quel momento conservate nell’abbazia di Monopoli. Allontanarle dalla costa e spostarle nell’entroterra sembra essere l’unica soluzione possibile: Putignano, perfetta per la sua posizione, viene scelta come meta del trasferimento.

    Il 26 dicembre 1394 le reliquie, accompagnate da un corteo sacro, vengono traslate nella chiesa di Santa Maria la Greca, lì, dove tutt’oggi sono ancora custodite.
    È in questo momento che la storia si intreccia alla leggenda, il sacro al profano: il racconto, tramandato dalla tradizione orale, vuole che i contadini di Putignano impegnati nell’innesto delle viti con la tecnica della propaggine, al passaggio della processione abbandonassero campi e lavoro per accodarsi festanti al corteo, ballando, cantando e improvvisando versi satirici in vernacolo.
    Nasce così la Festa delle Propaggini, quella che da 622 anni ogni 26 dicembre segna l’inizio del Carnevale più lungo di Italia nonché più antico di Europa: il Carnevale di Putignano.

    Gli inizi del ‘900

    È solo nella prima metà del ‘900 che la maestranza artigianale del paese fa il suo ingresso da protagonista nel Carnevale di Putignano, mettendo arte, passione e competenza a totale disposizione del ludico spasso carnascialesco. Con il tempo, i piccoli carretti sormontati da pupazzi di paglia e stracci, lasciano il posto ai primi carri allegorici dall’anima in ferro e il rivestimento di carta.
    La sfilata dei carri richiama l’intero paese e diverte tutti i ceti, il Carnevale, non più appannaggio esclusivo dei contadini, chiama chiunque a buttarsi nella mischia: è la festa di tutti.

    Il trionfo della cartapesta si raggiunge negli anni ’50 con l’introduzione di innumerevoli tecniche lavorative; al filo di ferro e alla carta di giornale inizia ad affiancarsi la lavorazione dell’argilla, facilmente reperibile in loco a basso costo.

    Riti a Dioniso

    Non va certamente dimenticata la teoria di alcuni studiosi, che affonderebbe le radici del Carnevale di Putignano negli ultimi secoli a.C., al tempo in cui la città era colonia della Magna Grecia e frequenti erano i riti propiziatori verso il dio Dioniso. In questo caso, il 1394 rappresenterebbe il passaggio di “cristianizzazione” di una festa pagana già esistente.

    I nostri giorni

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  • Dal 26 dicembre al martedì grasso, è un susseguirsi di riti, tradizioni, sfilate e processioni, in un continuo fondersi e alternarsi di sacro e profano. Ne è un esempio il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano e delle Propaggini, così come il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate ma anche inizio degli appuntamenti del carnevale dai ritmi più sfrenati.
    Da questo momento l’avvicendarsi delle settimane è segnato dalla centralità dei giovedì: se in passato il giovedì era sinonimo di banchetti e balli in maschera nei sottani del centro storico, i cosiddetti jos’r, oggi è sinonimo di dissacrante satira sociale. Ogni giovedì mira a portare sul palco una storia e un gruppo sociale ben preciso: in un ordine assolutamente immutabile si parte con i Monsignori, per poi continuare con i Preti, le Monache, i Vedovi, i Pazzi (ovvero, i giovani non ancora sposati), le Donne sposate e dulcis in fundo i Cornuti (gli Uomini sposati), in un appuntamento curato dall’Accademia delle Corna, caratterizzato proprio dal goliardico rito del taglio della corna.

    Di giovedì in giovedì, di tradizione in tradizione, di carro in carro, si arriva al martedì grasso, giorno di chiusura del Carnevale e del gran finale in notturna. I 365 rintocchi della Campana dei Maccheroni scandiscono ufficialmente la fine dei bagordi e l’inizio della Quaresima.